Francesco Luchino, pittore autodidatta originario di San Mauro, in provincia di Torino, propone un linguaggio pittorico che stabilisce un fronto espressivo costante tra la solidità austera e impenetrabile delle strutture architettoniche e la levità curvilinea e circolare degli elementi naturali e del gesto, pur mai del tutto risolutorio, dell'umomo. La danza lieve di un fremito di pianta pare riproduire la vocazione ascensionale degli astri a cui talvolta,anche la geometria urbana tende con le sue forme arcuate, all'interno, pero, di spazi più domestici e quotidiani o nel rifugio rassicurante di profondi notturni. L'artista sembra porsi alla ricerca di un equilibrio improbabile tra la conquista della perfezione e della compiutezza di cui il cerchio è simbolo calzante- avviata dall'esistente, e un mondo di cui egli stati è artefice e nel quale non riconosce più il proprio intento creativo e spirituale, ma soltanto il silenzio inaccostabile di un universo divenuto incomprehensible al suo stesso demiurgo. Opere come "Sere sul terrazzo"(2006), "In città di notte"(2006), "Interno con ravolo verde"(1997) rinviano alla solitudine spaesante dell'umomo di fronte all'alterità e a se stesso. In alcune produzioni è manifesta l'influenza della pittura metafisica che tutte subisce un'originale rielaborazione alla luce soprattutto di un utilizzo del colore che prende le mosse alla pittura italiana moderna dei primi novecento. Le pennellate ampie,uniformi ed essenziali di Luchino ci riportano alle risoluzioni cromatiche di Morandi,merice l'elaborazione dei paesaggi urbani non puo non farci tornare alla mente le architetture spoglie di Carrà e De Chirico. Un'attenzione particolare è dedicata ai paesaggi notturni, penso a opere come "In città di notte"(2003) e all'omonimo del 2005, nei quali gli elementi della leggerezza e della circolarità riconducono quasi alle malinconiche trasparenze di un poetico Chagall. La notte soltanto, sembra infatti render meno gravoso il peso dell'esistenza e della finitudine. Cosi come il mare l'oscurità assume le funzioni di un avvolgente liquido amnio-tico in cui l'umono e la natura nitrovano un'accoglienza necessaria al fine di una possibile rigenerazione. La figura umana,nella produzione artistica del pittore, viene rappresentata attraverso una resa del volto con i tratti dipinti in modo abbozzato e sommario o è colta di spalle e serrata nell'atmosfera rigida, ora algida, ora oscura, di paesaggi lineari e sospesi. il frutore, nel'assenza di una tramatura espressiva nel ritratto vago, eppur paradossalmente definito nella costruzione strutturale dei personaggi, coglie l'impossibilità di un approccio communicativo che si costituisca tramite il medium dello sguardo e del gesto. La Pregnanza simbolica della posizione assunta dalle figure umane rinvia,+dunque, a una visione tragica dell'esistenza,che sottolinea la più esseniziale e costitutiva collocazione dell'essere nel mondo e il suo venire Dunque "colto di spalle" dagli eventi inattesi e dal tempo. L'essere umano è spentatore di se stesso e di ciò che accade ma la sua appararente passività cui dovire consapevolezza e tramutarsi in attiva predispositione attraverso la contemplazione della natura e la ricerca di un'ulteriorità rappresentata dai notturni, dal mare e dagli astri infuocati di fronte ai quali il drama moncollettivo dell'essere cede all'estasi della bellezza e del mistero. L'umono non svolge,osi,la mera funzione di una comparsa e il drama individuale e collettivo in cui è "gettato" cui diventare il teatro del suo stesso riscatto e dell'affirmazione della propria essenza. Lo sguardo sul mondo precede e rende possibile una precomprensione del sé lontana nella banalizzazione positiva o negativa della vita stessa. Il capo chino sul collo e piegato su di una spalla può sollevarvi al cielo e avviare quell'epoche, o suspensione del giudizio, che permetta all'uomo di ritrovare nel'essere la propria originaria vocazione. Nell'opera di Luchino colori densi, oscuri e sabbiosi si altemano ad asciutte luminosità cristallizzate dal sole, azzurri vibranti e verdi sottili a tinte brune e appesantite da neri pastosi. Nella produzione artistica del pittore piemontese un ruolo fondamentale è svolto dunque, alla luce, ora uniforme, nitida ed estesa, ora occlusa da interni claustrofobici e anomimi. La luce non è mai solo illuminazione naturale ma soprattutto irradiazione interiore che conferisce a agli ambientazione il senso di disagio o di riscatto di coloro i quali ne occupano gli spazi.